Spesso è inutile e vana la volontà non di chi intraprende cose facili, ma di chi vuole che siano facili le cose intraprese.
- L. A. Seneca -

giovedì 31 maggio 2012

Alghe nel Design?

Ebbene sì, le alghe saranno l'energia del futuro, il nuovo materiale.
Vari scienziati ne stanno studiando ed analizzando le proprietà, per sfruttarne il potenziale sia come carburante (bioetanolo), sia come fonte energetica, sia come materiale nuovo che come tessuto nuovo.
Insomma sono tante le possibilità che ci si possono aspettare dalle alghe.


Ultimamente i ricercatori inglesi dell’Università di Aberystwyth, stanno studiando un'alga proveniente dalle coste della Scozia, la "Laminaria Digitata", che potrebbe servire per produrre biocarburante. Il periodo migliore per la raccolta è quello estivo, in quanto l'alga produce molti carboidrati e zuccheri che fermentando servono a produrre etanolo.
Praticamente l'energia del futuro potrebbe essere il biocarburante ricavato dalle alghe.


Sono vari i progetti e le idee che ultimamente gli studiosi stanno cercando di ricavare dalle alghe.
Soluzioni come il raccoglitore di alghe portatile, il Green Trasformer dei designer Y. Liu, J. Yu-ning e L. Jing, che trasforma le alghe in bio-olio, un biocarburante.
Questo dispositivo, dotato di pannelli solari viene immerso nelle alghe, ed utilizzando la fotosintesi ricavata dai pannelli stessi e combinandosi con un additivo chimico, trasforma le alghe in bio-olio.
L'eco-carburante immagazzinato nel serbatoio del dispositivo, potrà poi essere travasato ed utilizzato.






Ideato per il "Seoul International Design Competition 2010", Green Trasformer potrebbe essere una soluzione per estrarre da soli, in maniera facile e comoda il biocarburante.

© Yi Liu Jiang Yu-ning Luo Jing





Ed avete mai pensato di poter mangiare i bicchieri ad un party?
Le designer "Leigh Ann Tucker, Chelsea Briganti, Monica Bhatia e Ingrid Zweifel" hanno ideato per il The way we see the world "Jelloware" i bicchieri biodegradabili commestibili.
Sono realizzati con una gelatina vegetale estratta dalle alghe agar-agar, praticamente un gelificante naturale che viene utilizzato anche molto nella cucina giapponese col nome di kanten.

Questi bicchieri possono essere mangiati mentre si sta bevendo, rilasciando il proprio sapore perchè sono aromatizzati in tre gusti differenti.
Eco-compatibili al 100%, se gettati a terra sono degli ottimi fertilizzanti per le piante, in quanto l'agar-agar è pieno di minerali.


Le designer hanno creato questi bicchieri prototipi nell'ambito del food design per il "GSS Jell-O Mold competition", un concorso che riguarda la gelatina utilizzata nel design. Oltre a questi bicchieri le designer stanno lavorando anche a protipi di piatti realizzati allo stesso modo.

© L. A. Tucker, C. Briganti, M. Bhatia e I. Zweifel"










Ed una lampada fatta di alghe?
È l'"Algae Vase" del designer olandese Mandy den Elzen.
Una lampada realizzata con foglie di alghe Laminaria, un'alga bruna.

Le foglie di alghe vengono bollite, per poi essere modellate e dare la forma alla lampada, infine cucite tra loro, per dare solidità alla forma.
Una volta essiccate, vengono coperte da una resina trasparente. In questo modo la lampada assume un aspetto traslucido, creando effetti davvero suggestivi.



© Mandy den Elzen





Quest'altra lampada invece utilizza una miscela di alghe e fotosintesi per poter funzionare.
È la "Latro Lamp" ideata dal designer Mike Thompson's in collaborazione con i ricercatori della Yonsei University (Corea del Sud)
Una lampada con miscela di alghe che per poter funzionare utilizza energia solare, CO2 (anidride carbonica) e acqua.
Praticamente per ottenere la nostra lampada eco, basterà esporre la lampada alla luce solare e soffiare in un'apertura del serbatoio CO2, per dare anidride carbonica alle alghe.
In questa maniera si avvierà il processo di fotosintesi.
In un'altra apertura si aggiungerà acqua per far fuoriuscire l'ossigeno prodotto dalle alghe.
Ed ecco la luce dalla nostra Latro Lamp!






© Mike Thompson
Animation by James Francis





E perchè no? Anche i tessuti possono essere fatti di alghe.
Come il tessuto fatto con fibre di alghe e proteine del latte, prodotto da un'azienda tedesca "Two Square Meter".
Un tessuto che oltre ad essere eco-compatibile, risulta anche benefico per la pelle.
Una bella svolta per il futuro mondo della moda.


© Two Square Meter





E continuando a parlare di tessuti, l'agenzia I&S BBDO Tokio, ha prodotto Design Nori, dei fogli di alga per arrotolare il sushi.
Un'idea dell’"Umino Seaweed Shop", per incentivare il commercio delle alghe in Giappone, che aveva subito un calo delle vendite dopo lo tsunami del 2011.


Questi fogli di alghe sono tagliati con il laser e rappresentano disegni della simbologia e cultura tradizionale giapponese.
Sono cinque texture; Sakura i fiori di ciliegio, Asanoha i fiori di canapa, Mizutama le gocce d’acqua, Kikkou il guscio della tartaruga e Kumikkou il guscio di testuggine.




© I&S BBDO





Le alghe possono dare il loro contributo anche per i lampioni di città .
Ci ha pensato il biochimico francese Pierre Calleja, lampioni che assorbono il CO2, come 150-200 alberi.
Sono lampioni in fase sperimentale che sfruttano l'energia delle micro-alghe e la fotosintesi, per assorbire una tonnellata di biossido di carbonio in un anno.





© Pierre Calleja





Ed infine, sempre parlando di lampioni, vi lascio con "Biolamp" del designer ungherese Peter Horvath.
Un lampione che converte l'anidride carbonica CO2 che si trova nell'aria in biomassa.

Praticamente un lampione eco-sostenibile, che ha varie funzioni; assorbe smog, trasforma il biossido di carbonio per estrarre bio-carburante, ed illumina la città grazie ad un liquido composto di alghe ed acqua, creando così una reazione chimica con la luce solare.

© Peter Horvath

mercoledì 25 aprile 2012

20.000 visitatori!!!





                                      
Grazie da Architettura Take Away!!!


lunedì 9 aprile 2012

Anche il Design "si è rotto"?

Che ne pensate? Forse alcuni designer giocano a creare oggetti rotti per volerci inviare un messaggio, una provocazione?
O forse è solo divertimento a sperimentare.
Esistono una quantità di oggetti creati appositamente rotti, frantumati, ridotti a pezzi, esplosi.
E sembra non essere una novità se guardiamo nel passato al lavoro di Gaudì, che ricopriva di frammenti di maioliche rotte a caso, parte dei suoi progetti.



Il designer norvegese Hans Bleken Rud è l'ideatore di "Scheisse", una lampada a sospensione che richiama la classica lampadina, ma "rotta".
Una sorta di esperimento sulla luce e le ombre che il designer voleva evidenziare, un gioco di positivi e negativi ricavato da queste forme spezzettate.
Un effetto sicuramente originale, un "omaggio" alla lampadina, simbolo dell'antica illuminazione che esplode e ci ri-illumina in una versione nuova


© Hans Bleken Rud





Chi di noi da piccolo non ha rotto un vaso? Chissà se ispirandoci ad un'idea del genere, la mamma avrebbe apprezzato :)
"Vase of Phases" di Studio Dror, sono 3 vasi che sono stati ridotti in frantumi, e poi incollati.
Praticamente vasi davvero rotti, e riassemblati.
Sono i vincitori dell' "IF Product Design Award 2006", e sono parte della collezione permanente dello "Staatliches Museum für Angewante Kunst" a Monaco, e dell' "Eretz Israel Museum" in Tel Aviv.




© Photo: Andrew Zuckerman





Un oggetto particolare è la"Less lamp" del designer spagnolo Jordi Canudas.
La lampada è un guscio di fine ceramica.
L'idea del designer è che ognuno può rompere a piacere la lampada in vari punti, per far uscire la luce, infatti è fornita di martello appuntito disegnato dallo stesso Canudas.




© Jordi Canudas





"Crack of Thunder Plate" del designer londinese Reiko Kaneko, sono piatti di ceramica, decorati con un motivo che rappresenta una linea discontinua che li attraversa, come se i piatti dovessero rompersi all'improvviso.


© R.Kaneko





Il designer israeliano Itay Ohaly ha illustrato una serie di esperimenti su sedute chiamati "Fratture".
L'artista ha sperimentato la rottura di diversi tipi di materiali come il legno, il cartone, la pietra, il vetro, etc.
Ha voluto osservare come essi si comportano ad essere manipolati, spezzati, modellati e strappati.



© Italy Ohaly





"Wounded Vase" della designer Muinire Kirmaci sono vasi in ceramica che riportano vari tagli.
Tagli che vogliono indicare delle cicatrici che, come ci indica l'artista, "sottolineano la fragilità dell'amore". L'artista ha presentato questi vasi in una mostra dal tema "Love with Care".


© Muinire Kirmaci





E, visto che si è appena chiusa la settimana pasquale, vi lascio con l'uovo del designer tedesco Ingo Maurer, ispirato dall'uovo di Piero Della Francesca.
Un'installazione composta da cinque gusci d'uovo e cento chili di alluminio.
L'artista ha voluto chiudere la luce all'interno dei gusci, e ci dice che "L'uovo è origine della vita, è forma perfetta, è idealità." e "una cosa che è bella può essere anche distrutta, e rimanere perfetta."



© Ingo Maurer

domenica 11 marzo 2012

Un insolito designer artigianale: useDesign





Perché insolito? Perché il designer Luca Scarpellini di useDesign è un designer artigianale molto originale, sempre alla ricerca di oggetti vecchi, di scarto, riciclati, per poi ricrearne di nuovi dando loro una funzione diversa.
Luca è un designer curioso, stimolato continuamente da ciò che lo circonda, il suo laboratorio sembra una "clinica per oggetti", dove lui assembla e modifica le sue creazioni.
Abbiamo scambiato due chiacchiere con Luca, leggete cos'ha da dirci!




Luca, "useDesign" è un nome che attira, vuoi spiegarci che messaggio vuoi comunicare?

useDesign è un gioco di parole. Come tutto, nel mio lavoro e nella mia vita, esso è la fusione di più significati che trovano una nuova formula per definire un concetto. L’inglese mi ha prestato due parole: “use” e “design”, parole che ho cercato di fondere in un'unica che ne contenesse una terza: “used”. Queste tre parole, assieme, esprimono il significato del mio lavoro, cioè oggetti di design con una chiara e semplice funzionalità che prendono vita da oggetti usati.




Come nasce useDesign, passione per oggetti vecchi, abbandonati, riciclati...?

useDesign nasce dalla morbosa curiosità riguardo alla vita passata, a noi sconosciuta degli oggetti abbandonati. Vi siete mai chiesti cosa abbia dovuto sopportare o quale tipo di esistenza abbia avuto un vecchio aspirapolvere abbandonato al freddo e allo sporco di un mercatino delle pulci? Avete mai tentato, inutilmente, di dedurne il passato osservando ed analizzando i graffi e le ammaccature che lo caratterizzano?



Sono stato sempre affascinato dai mercatini dell’usato e dai ferrivecchi da ben prima della nascita di useDesign. Spesso andavo in questi posti magici solo per godere dello spettacolo che regolarmente mi si presentava agli occhi. Era un po’ come andare in piazza o al parco e incontrare altre persone. Ogni oggetto mi parlava, o meglio, tentava di comunicare qualcosa, che però non riuscivo a capire fino in fondo. Credo che gli oggetti abbandonati abbiano tanto da dire, ma che usino un linguaggio che a noi non è del tutto comprensibile, per cui non riusciamo a percepirne il reale contenuto.
Molte persone scelgono, volontariamente o meno, di ignorare questi messaggi per quieto vivere, o per non farsi distrarre dalla normale vita quotidiana.
useDesign è nata in funzione di un’affannata ricerca di risposte.





Come ti è venuta l'ispirazione per creare una linea di design dal riciclo?

Il primo pezzo di design che ho creato era un regalo per una ragazza: una bilancina trasformata in lampada, verniciata di fucsia metallizzato. Dopodiché, nell’arco di un anno ho realizzato altri quattro prodotti: un orologio/telefono verde e due fermalibri/ferri da stiro, anch’essi verdi e una lampada/moka blu, tutti realizzati come regali per persone speciali.
Avevo ottenuto degli oggetti interessanti, e sotto la spinta di amici e curiosi decisi di lanciarmi in quest'avventura, realizzando la prima linea di prodotti, creando il marchio ed organizzando una mostra a Ravenna. Dato il successo di quest’ultima, mi convinsi di proseguire il mio lavoro e continuare a produrre oggetti da materiale di recupero. Il resto è storia.. ;-)






Possiamo dire che useDesign è una rivisitazione dell'usato, o c'è qualche altro ingrediente essenziale?

Io definisco il mio lavoro come un “funerale in grande stile”, una degna sepoltura di tutto quello che gli oggetti usati si trascinano dalla loro precedente vita. useDesign non parte dal voler dare nuova vita, ma dal voler cancellare gli ultimi barlumi di quella già trascorsa. Questo è il motivo per cui ogni oggetto che esce dal mio laboratorio è verniciato oppure sabbiato. L’ingrediente che rende useDesign unico nel panorama contemporaneo è proprio questo aspetto, seppur estremo, dell’interpretazione di design.

























Come lavori gli oggetti che trovi interessanti, quali sono le fasi del tuo lavoro: scelta pezzi, pulitura, montaggio, assemblaggio, etc.


Come ho appena detto, verniciature e sabbiature sono le fasi più importanti del mio lavoro, forse ancora più importanti della scelta stessa dell’oggetto di partenza.
Per esempio, una delle mie ultime collezioni, la linea 27gradi, è nata da una serie di ventole industriali trasformate in orologi. La scelta dell’oggetto di partenza era quasi casuale, forse banale e non programmata, ma la sorpresa nel trovare una piccola scritta sotto lo sporco durante la fase di sabbiatura ha reso questa linea unica e carica di significato.















Il sabbiare, ma anche il verniciare, sono fasi di ricerca importanti che mi aiutano a scoprire i materiali e gli oggetti, un po’ come se denudarli o seppellirli mi permettesse di conoscerli nel profondo. Esistono diversi tipi di oggetti usati: quelli che semplicemente mi incuriosiscono e quelli che invece mi “chiamano” e mi attirano fino ad innamorarmene. Entrambi gli aspetti sono importanti nella fase di scelta del pezzo usato da lavorare e implicano un diverso attaccamento ad esso e quindi, una diversa azione di restyling.














Dai tuoi pezzi mi sembra di capire che ogni oggetto per te ha varie possibilità di essere utilizzato. Quando scegli un oggetto, tu riesci a vedere subito il prossimo utilizzo che avrà, oppure ne rimani affascinato e poi in seguito decidi come assemblarlo?


Generalmente cerco proprio quegli oggetti che mi attirano maggiormente e nella maggior parte dei casi mi lego ad un particolare oggetto immediatamente dopo averlo scorto tra i rottami. E’ l’oggetto stesso che mi sceglie, in un certo modo.
Nella maggior parte dei casi riesco a visualizzare la nuova funzione, e spesso anche il colore o la finitura, al primo sguardo, ma non sempre l’oggetto viene trasformato subito. Ci sono oggetti nel mio laboratorio che attendono di essere trasformati da anni, ma dei quali non ho ancora avuto la giusta ispirazione. Alcuni prodotti invece sono stati ormai standardizzati nel corso del tempo, come accade per le lampade da tavolo con le pistole giocattolo della linea childhood e perciò, quando le trovo nei mercatini, le raccolgo in vista di una futura produzione.






Trovi stimolante che grazie al tuo design, le persone possano portare nelle loro case nuove oggetti di vecchia manifattura?

Assolutamente sì. Spesso definisco il mio lavoro come una sorta di arte funzionale, un'arte la cui peculiarità sia quella di realizzare sculture che abbiano una ben definita funzionalità. È proprio questo collocamento di useDesign a metà strada tra arte e design che la rende molto particolare e diversa dagli altri marchi di design del riuso. Ed è anche il motivo per cui i designer normalmente mi accusano di fare arte e gli artisti mi accusano di fare design. Vivo in una terra di mezzo, convinto che un giorno la gente possa pienamente capire questo settore e possa vedere i miei prodotti come vere e proprie sculture funzionali.





Pensi che in un futuro prossimo il tuo design diventi un design di punta?
Pensi che si ritornerà all'antico, all'usato, e sempre di più al riciclo?


Beh, negli ultimi anni assistiamo ad un sempre più compreso e radicato spirito del riuso e del riciclo. I giornalisti pubblicano sempre più volentieri i prodotti di riuso collocandoli allo stesso livello dei prodotti di design industriale. Questo fa ben sperare in vista di un futuro in cui finalmente i designer e gli artisti del riuso avranno una loro ben definita corrente artistica.




Interessante...e i tuoi pezzi sono unici, come da collezione, o produci anche più pezzi uguali?

Al momento attuale useDesign si compone di 8 linee di prodotti, alcune delle quali composte da pezzi la cui realizzazione può essere serializzata. La maggior parte delle nostre opere però sono pezzi unici secondo diverse modalità.
La linea childhood per esempio, composta da lampade realizzate con vecchie pistole giocattolo, è una linea in cui l’idea rimane costante, mentre ogni modello è diverso dagli altri; la linea 27gradi è una serie limitata e numerata di 21 orologi apparentemente uguali; la linea underSkin invece consiste in oggetti pensati per essere ripetibili in maniera sempre uguale. La linea di prodotti che caratterizza maggiormente useDesign è la linea luxury. Questa collezione è composta invece da pezzi unici, numerati da 1 a 24. Esistono infatti solamente 24 versioni diverse dello stesso oggetto, che sia una lampada con una moka o un asciugacapelli oppure un orologio con un ferro da stiro.




Hai un laboratorio, un atelier, dove si possono visionare i tuoi prodotti?

I prodotti useDesign nascono nel mio laboratorio -30 metri quadrati nelle aperte campagne romagnole nei dintorni di Forlì- per poi essere venduti ed esposti in tutta Italia. Sul nostro sito web www.usedesign.it potete trovare tutti i punti vendita tramite i quali attualmente distribuiamo i nostri pezzi unici e le nostre serie limitate. Normalmente i prodotti non sono esposti in laboratorio, ma organizzo continuamente mostre sul territorio nazionale ed internazionale presso gallerie d’arte e locali. Si può consultare il nostro sito web ed iscriversi alla newsletter dalla pagina “contatti” per rimanere sempre aggiornati sulle nostre attività, mostre e sui nuovi prodotti e punti vendita.


Ringraziamo Luca per aver scambiato due chiacchiere con noi ed averci accompagnato in questa visita nel suo originale modo di coniugare arte e design.

Dove trovare Luca e come contattarlo?



sede: Via del Bosco 6/a, 47122, Forlì (FC)
telefono: (+39) 339 1042325
fax: (+39) 0543 728078
sito web: www.usedesign.it


Le foto utilizzate in quest'articolo sono una gentile concessione di useDESIGN©

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